Ebook Readers
eReaders ed eBook
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mar 9th
Stando a quanto affermano alcuni informatori del Wall Street Journal, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbe avvertito la Apple e cinque dei più grandi editori statunitensi che presto saranno oggetto di una denuncia per un presunto accordo di cartello, finalizzato ad aumentare il prezzo degli ebook.
Oltre alla casa della grande mela, gli altri attori coinvolti sarebbero la Simon & Schuster, Hachette Book, Penguin, Macmillan e Harper Collins.
Sia la Apple che i portavoce dei cinque gruppi editoriali, hanno preferito astenersi dal commentare la notizia che potrebbe effettivamente, portare grossi cambiamenti nell’universo dell’editoria elettronica, e che non giunge, poi, così inaspettata.
Per entrare in gioco e assumere in fretta una posizione dominante, infatti, Amazon ha sin dal principio deciso di vendere molti titoli digitali, anche di richiamo, a 9.99 dollari. Questa strada, praticabile in assenza di elementi fisici nella catena di distribuzione dei libri, non solo non è stata seguita ma è stata apertamente deplorata dai sopra citati editori, spinti dal timore di limitare, per il futuro, la possibilità di vendere best seller a prezzo pieno anche in formato elettronico.
Da qui il plausibile accordo di cartello ma anche gli ostacoli posti ad Amazon nella distribuzione di titoli di richiamo, negando spesso accordi per i libri di cui la casa di Seattle non deteneva i diritti.
A conti fatti e considerati gli ultimi avvenimenti, la strategia non sembra essere stata così brillante
dic 28th
Che il prestito di ebook fosse destinato a non avere vita facile, era stato chiaro fin dal principio.
L’esperimento è ben antecedente al lancio da parte di Amazon del programma di “Kindle lending library“, offerto ai sottoscrittori di Amazon Prime, ma, vuoi per il diverso impatto delle iniziative del colosso di Seattle, vuoi per una sorta di improvviso risveglio letargico di autori e publisher, è stata proprio questa la miccia che ha dato fuoco alle polveri della polemica.
Ultime in ordine di tempo, le estenazioni di Maja Thomas Senior Vice President di Hachette Book Group hanno alzato ancor di più (come se ne avvertissimo la necessità) i toni dello scontro.
“Vendere una singola copia di un libro” ha dichiarato Thomas “che, in potenza, verrà prestato un numero infinito di volte senza alcuna ‘fruizione’ non è un modello di business che riteniamo sostenibile”.
Non si tratta di una voce isolata; la sua affermazione esprime le preoccupazioni di molti tra i maggiori Publisher statunitensi, alcuni dei quali hanno già deciso di impedire l’utilizzo dei propri ebook per i programmi di prestito elettronico.
L’ostacolo, insiste la Thomas, è di natura fisica ma c’è di più. Se si può compiere la medesima, semplice azione (un click), per acquistare o prendere in prestito un libro, perchè qualcuno dovrebbe pagare il prezzo pieno per leggerlo?
Con il cartaceo questo problema non sussisterebbe. Per prendere in prestito un libro cartaceo, sempre secondo Thomas, “bisogna camminare o guidare per raggiungere la biblioteca e poi tornare indietro” Eh già, c’è da farsi venire un infarto…
Il problema è continuare a considerare il prestito di ebook come una variante bizzarra del prestito di libri fisici, riportando la prima specie alla seconda e, di conseguenza, traendo conclusioni che nascono da un paragone per molti versi improprio.
Sì è vero, il media è differente, la fisicità è, in un caso, assente ma proprio per questo il modello di business non può che essere alternativo.
Da questo punto di vista, il sistema di share ipotizzato da Amazon per la suddivisione del “montepremi di lending” tra i partecipanti al KDP che accettino di prestare le proprie opere, può essere un ottimo punto di partenza.
Sistemi alternativi e le idee sul tavolo sono innumerevoli.
In Nuova Zelanda, ad esempio, si sta sperimentando una sorta di prestito semi-gratuito, quasi un noleggio, con risultati che promettono di rispondere appieno alle aspettative. In questo panorama, decisamente magmatico, lascia perplessi il perdurare, da parte dei publisher, di una chiusura netta anche solo all’idea astratta di permettere che i propri ebook vengano concessi in prestito.
Quanto la rivoluzione digitale nel mondo dell’editoria sia un fenomeno destinato a durare, è ancora da vedere, ma cercare di frenare una ruota che ha già preso a girare è alquanto rischioso.
La si può fermare si… ma c’è anche il rischio di esserne travolti.